C’è un mercato che questa settimana ha mandato un segnale più importante di quello arrivato dalle Borse: il mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sono saliti ai massimi da molti anni, con il trentennale arrivato il 19 agosto al 5,34%, il livello più alto dal 2007.
Il giorno stesso il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato il raddoppio delle operazioni di riacquisto dei Treasury a lunga scadenza: da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, a partire dal 9 settembre. Il programma riguarda i titoli nelle fasce 10-20 e 20-30 anni.
La cifra è piccola rispetto a un mercato del Treasury che vale oltre 30.000 miliardi di dollari. E la reazione successiva ha mostrato che l’intervento, da solo, non basta: dopo il calo iniziale, i rendimenti sono tornati a salire, con il decennale intorno al 4,7% e il trentennale oltre il 5,2%.
Ma perché i rendimenti stanno salendo? Non c’è una sola risposta e sarebbe sbagliato attribuire tutto all’inflazione. Il mercato sta valutando contemporaneamente aspettative sui prezzi, crescita economica, enorme fabbisogno di finanziamento del governo americano e maggiore premio richiesto per detenere debito a lunga scadenza.
Il debito pubblico statunitense ha ormai superato i 40.000 miliardi di dollari e il deficit resta molto elevato. Per gli investitori questo significa che, con una quantità enorme di debito da rifinanziare, il costo del capitale può diventare sempre più importante.
C’è però anche una lettura meno negativa. L’economia americana continua a crescere e il modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta stimava il 18 agosto una crescita annualizzata del PIL reale nel terzo trimestre del 4%, dopo il 4,3% della stima precedente.
Se i rendimenti aumentano perché il mercato teme il deterioramento dei conti pubblici, il segnale è preoccupante. Se invece una parte dell’aumento riflette un’economia più forte, una maggiore domanda di capitale e investimenti produttivi, il quadro è diverso.
L’intelligenza artificiale è uno degli elementi da osservare. Gli enormi investimenti necessari per costruire data center e infrastrutture AI aumentano la domanda di capitale e possono contribuire a mantenere elevati i tassi reali.
La tensione sui bond ha inoltre riacceso il tema del “debasement trade”: quando cresce il timore che governi e banche centrali possano cercare di contenere artificialmente i rendimenti, alcuni investitori guardano ad attività meno direttamente legate al debito pubblico, come oro e Bitcoin.
Anche Wall Street, per ora, ha reagito con relativa calma. Ma rendimenti obbligazionari persistentemente elevati prima o poi diventano un problema anche per le azioni, perché aumentano il tasso con cui vengono attualizzati gli utili futuri.
La vera partita, quindi, è appena iniziata. Da una parte ci sono debito pubblico, deficit e fabbisogno di finanziamento; dall’altra crescita, produttività e investimenti nell’AI. Capire quale delle due forze prevarrà sarà decisivo per Treasury, dollaro, Borse e materie prime.
Per gli investitori la conclusione è meno spettacolare, ma forse più utile: non inseguire il movimento del momento e mantenere una vera diversificazione. Rendimenti obbligazionari più elevati significano prezzi più bassi oggi, ma anche un rendimento prospettico più interessante per chi investe con un orizzonte lungo.
*Disclaimer: Le informazioni e le analisi contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non costituiscono, né intendono costituire, consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. L’autore non è un consulente finanziario. Ogni decisione di investimento deve essere valutata autonomamente, tenendo conto della propria situazione finanziaria, dei propri obiettivi e della propria propensione al rischio, eventualmente con il supporto di un professionista abilitato. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.









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