This video grab made from an AFPTV video taken on December 20, 2023 shows incumbent President of the Democratic Republic of Congo Felix Tshisekedi casting his ballot at the St Georges Kitambo polling station in Kinshasa. Millions of Congolese head to the polls on December 20, 2023 in a high-stakes Democratic Republic of Congo general election in which President Felix Tshisekedi is seeking a new term against a fragmented opposition. (Photo by Eden EZRA / AFPTV / AFP)

Democrazia o “democratura”? Il caso del Congo

di Ruphin Ngoy

Un’opposizione è essenziale in un Paese democratico. Il ruolo di partiti politici non è solo quello di conquistare il potere, ma anche di criticare chi lo detiene per il modo in cui gestisce la nazione. Nella Repubblica Democratica del Congo non è sempre cosi. 

Qui, i partiti che compongono l’opposizione si limitano a lavorare per vincere le elezioni. E ogni partito politico deve creare una sua base tribale, regionale, etnica. Orientativamente il numero di partiti politici corrisponde al numero di tribù presenti nel Paese. Per questo motivo, le critiche che la cosiddetta opposizione muove all’attuale governo non si basano su ragioni oggettive, ma su rivendicazioni di parte, gelosia e sfruttamento. L’opposizione sta quindi diventando un affare tribale.  

Tuttavia in questo modo, stiamo assistendo a una grave frattura tra la classe politica al potere e il popolo congolese. Esso viene abbandonato al suo destino e affronta la miseria in tutte le sue parti, nonostante la sua partecipazione attiva alle elezioni, che sembrano offrirgli l’opportunità di eleggere i propri leader. Tutte le entrate del Paese sono tenute in ostaggio da una minoranza di individui che le consumano in modo incontrollato. Invece di liberare il popolo dal suo stato di povertà, le élite esaudiscono solo le richieste delle loro famiglie, tribù e così via.

La politica in Africa sta diventando un modo più rapido per arricchirsi piuttosto che un mezzo per servire la nazione. E non pensando più al popolo, la politica congolese si sta trasformando in “politica dello stomaco”, ovvero tutto si riduce al consumo, all’arricchimento personale, all’ego esclusivo, o meglio all’individualismo oltraggioso – in breve, “interessi personali incompresi”, come qualifica Michael Novak.

Questa frattura tra la classe politica al potere e la popolazione ha portato alle terribili condizioni in cui vive la popolazione. Si tratta inoltre di un male dilagante che si ripercuote sullo sviluppo economico e culturale del Paese. È quindi urgente ripensare il modo in cui esso è governato, al fine di ripristinare la reputazione appannata della democrazia congolese.