Thousands who are fleeing the ongoing conflict between government forces and M-23 rebels reach the entrance the Democratic Republic of Congo eastern city of Goma Wednesday, Feb. 7, 2024. (AP Photo/Moses Sawasawa)

Non solo Gaza e Ucraina: la guerra dimenticata del Congo

di Stanislas Ngoto Yaga

Da più di vent’anni il Congo sta vivendo una serie di guerre tra l’esercito regolare e le truppe ribelli, che causano morti, sfollamenti e violenze sessuali contro donne e ragazze. Tutto ebbe inizio il 24 ottobre 1996, con la ribellione dell’AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo) guidata da Laurent Désiré Kabila. Il loro obiettivo era quello di rovesciare il potere del presidente dello Zaire, Joseph Désiré Mobutu. Per realizzarlo è servito l’aiuto dei ruandesi e ugandesi, che gli hanno fornito soldati e armamenti. Così, il 17 maggio 1997, riuscirono a rovesciare il potere dittatoriale di Mobutu.

Dopo aver preso il potere, il nuovo capo di Stato KABILA, che ha ribattezzato il Paese con il nome di Congo, ha incontrato ostacoli nel governare. Sotto la pressione della popolazione, ha deciso di licenziare il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, James KABAREBE, di nazionalità ruandese, e di sgomberare i cittadini ruandesi e ugandesi dal territorio congolese entro 24 ore. Questa brutale decisione scontenterà gli ex alleati.

Dall’altra parte, un’etnia congolese chiamata Banyamulenge; Tutsi rwandesi sfollati in Congo durante il genocidio del 1994. Decidero di creare una ribellione in nome de Raggruppamento Congolese per la Democrazia per combattere a loro volta il regime politico del presidente Kabila, che consideravano dittatoriale, e con Ruanda. Questa fazione si impadronì delle risorse minerarie della parte orientale del paese, assediando le città di Bukavu, Uvira e Goma, che fungevano da loro quartier generale principale.In particolare il Ruanda è stato molto coinvolto in questa ribellione; il motivo principale è la rivendicazione di questa parte orientale del Congo, che storicamente considerano come propria. Nel novembre 1998 si forma un nuovo gruppo sostenuto dall’Uganda, il Movimento per la Liberazione del Congo.

Dopo anni di conflitti, guerre, sfruttamento illegale delle risorse minerarie nella parte orientale del Paese e difficoltà di gestione da parte del governo centrale, nell’aprile 2002 è stato avviato un importante processo di pace a Sun City, in Sudafrica, con la mediazione del Presidente Thabo MBEKI. I partecipanti includevano membri del governo centrale del Congo, gruppi di opposizione armata e non armata, che hanno portato a un accordo di pace con un brassage militare e un governo di transizione. Questo accordo di pace è durato fino al 2012, quando un gruppo di soldati si è ammutinato e si è scontrato con il governo, formando il Movimento del 23 marzo. Nonostante la breve nel 2013, l’M23 ha ripreso a combattere nel 2021, causando ancora oggi numerosi morti, migliaia di sfollati e atrocità, come abusi sessuale di donne e ragazze.

A prima vista, la principale motivazione di tutti questi movimenti ribelli è: l’incapacità del governo centrale di gestire il paese. Questo è lo scopo delle loro manifestazioni e delle loro comunicazioni ufficiali. Ma perché è solo nella parte più ricca di risorse minerarie che nascono e operano i gruppi ribelli? E perché scelgono la via della guerra per avanzare richieste?

Inoltre, da una parte la guerra nell’est della RDC è rappresentata come un conflitto interno in cui i ribelli sono solo congolesi, che si stanno ribellando contro il governo. Invece, l’esercito congolese nei suoi rapporti riferisce di essersi scontrato con le truppe ruandesi in alcune battaglie. Da qui il coinvolgimento di detto paese nella guerra. Ma dietro il sostegno del Ruanda ai movimenti ribelli, come dimostra il rapporto delle Nazioni Unite del gennaio 2023, c’è il fatto che alcune multinazionali si stanno schierando dietro questi gruppi armati per ottenere materie prime.

Lungi dall’essere un conflitto etnico e armato interno alla RDC, questa guerra può essere classificata allo stesso modo dell’invenzione Russia in Ucraina e del conflitto in Palestina. Ma perché si parla solo di Europa e Israele ma non dell’Africa?