Libri scolastici, quaderni, zaini e materiale didattico tornano a pesare sui bilanci delle famiglie italiane in vista del rientro a scuola. Ma mentre il caro scuola riaccende il tema dei costi, dagli studi internazionali arriva un’indicazione che sembra andare controcorrente rispetto alla digitalizzazione: il libro cartaceo mantiene vantaggi importanti nell’apprendimento. E anche la Svezia, pioniera dei tablet in classe, ha deciso di tornare a investire sulla carta.
La campanella si avvicina e con settembre torna uno degli appuntamenti più impegnativi per il portafoglio delle famiglie: l’acquisto dei libri scolastici e del corredo per la scuola. Una spesa che può raggiungere diverse centinaia di euro per studente e che diventa particolarmente significativa quando un figlio inizia un nuovo ciclo scolastico.
Ma il rientro in classe del 2026 porta con sé anche un’altra questione: si studia meglio su un libro di carta o davanti a uno schermo?
Dopo anni di corsa alla digitalizzazione, il dibattito internazionale sembra essersi riaperto. Uno dei casi più significativi arriva dalla Svezia, tra i Paesi che avevano puntato con maggiore decisione sull’introduzione dei tablet anche per gli studenti più piccoli. Dal 2023 Stoccolma ha però avviato un’inversione di rotta, aumentando nuovamente gli investimenti nei testi stampati: secondo quanto riportato nel comunicato, nel 2025 sono stati destinati circa 70 milioni di euro al ritorno dei libri nelle classi.
A riaccendere l’attenzione sulla carta sono anche le evidenze raccolte sul rapporto tra strumenti digitali e apprendimento. I dati delle rilevazioni Ocse-Pisa, richiamati dal comunicato, mettono in discussione l’idea che un maggiore utilizzo degli schermi produca automaticamente risultati scolastici migliori.
La lettura su carta può infatti favorire una maggiore concentrazione e una comprensione più profonda del testo, limitando alcune delle distrazioni associate ai dispositivi digitali. Anche la dimensione fisica del volume – dalla posizione delle informazioni nella pagina allo spessore delle parti già lette – può contribuire alla costruzione di riferimenti utili alla memoria.
Se però il libro cartaceo conserva un ruolo centrale nell’apprendimento, resta aperto il problema del suo costo. Ed è qui che torna protagonista il mercato dei libri scolastici usati, una delle principali alternative a disposizione delle famiglie per ridurre la spesa di settembre.
Su questo modello punta da anni Libraccio, realtà nata proprio nel settore scolastico e arrivata oggi a oltre 68 punti vendita, affiancati dall’e-commerce. La formula integra libri nuovi e di seconda mano e si estende al materiale necessario per affrontare l’anno scolastico, con l’obiettivo dichiarato di contenere il costo complessivo sostenuto dalle famiglie.
«Oggi più che mai ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale tutelare un accesso democratico all’istruzione», sottolinea Edoardo Scioscia, amministratore delegato e tra i soci fondatori di Libraccio, secondo cui il ritorno al testo cartaceo conferma il valore della carta come strumento di apprendimento e inclusione.
Il tema va oltre la scelta tra tablet e libro tradizionale. Con il costo della vita che continua a incidere sui bilanci domestici, il vero nodo del rientro a scuola diventa garantire agli studenti gli strumenti necessari senza trasformare l’istruzione in una voce di spesa difficilmente sostenibile.
Tra libri usati, riutilizzo e ricerca di alternative più economiche, la sfida di settembre sarà quindi doppia: studiare meglio e spendere meno. E, dopo anni dominati dalla promessa di una scuola sempre più digitale, il vecchio libro di carta sembra tutt’altro che pronto ad andare in pensione.









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