Donald Trump è il 47 esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. La conferma ufficiosa era arrivata già stanotte con la vittoria del Partito Repubblicano in North Carolina. Per commenti e scenari vari vi rimando a quanto scritto stamattina dai miei colleghi del Corriere della Sera. Una riflessione però credo sia doverosa farla anche qui.
È dalla nomination di Kamala Harris che la maggior parte dei sondaggi e certa stampa italiana dava per spacciato l’ex presidente USA. Eppure da stanotte scopriamo che i democratici hanno vinto solo a casa loro. Non sono mai stati veramente in partita. Un abbaglio forse ancora più grave di quello del 2016, quando almeno Hillary Clinton aveva ottenuto la maggioranza del voto popolare. Stavolta la sinistra d’oltreoceano non ha conquistato neanche quella.
La domanda per i sedicenti esperti sorge spontanea: ma ce la fate? Le ipotesi sono due: o avete dibattuto per tutta la campagna elettorale di temi che non vi appartengono (e quindi a che titolo venite invitati nei talk show a parlarne), o avete politicizzato l’informazione. Non so cosa sia peggio. Posso capire, senza giustificarvi, che tifiate pubblicamente per i vostri beniamini per interessi personali o professionali. Ma così facendo state logorando quel pizzico di credibilità che resta al giornalismo.
Fatevene una ragione. Che sia un presidente divisivo non c’è alcun dubbio. Del resto la sua storia giudiziaria e le sue controverse dichiarazioni pubbliche parlano da sole. Tuttavia, oggi come otto anni fa, “The Donald” è il portavoce di una maggioranza composta soprattutto da una classe operaia che più di tutti ha pagato il prezzo dell’imperialismo economico e militare degli Stati Uniti dal dopoguerra ai giorni nostri. Sono famiglie che hanno perso il lavoro a causa della globalizzazione. Genitori che piangono figli caduti in missioni all’estero per vincere guerre lontane anni luce dalle loro case. Persone accusate da un insieme di minoranze di essere colpevoli perché nati maschi, bianchi, etero e nel ricco Occidente. Come se fosse un crimine. P.S: no, non lo è.
Certo, la vittoria di Trump metterà in crisi l’Europa e l’Italia. Tuttavia credo sia un’occasione unica per ripensare all’identità geopolitica ed economica del Vecchio Continente. Basta dipendere da altri per la nostra felicità. Tocca a noi costruirci il nostro destino. Dio benedica gli Stati Uniti d’America.









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